Formarsi alla Sicurezza: Come e Cosa Scegliere?

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In un contesto dove non per tutti formarsi rappresenta la priorità, dove le aziende hanno budget sempre più ridotti (soprattutto le PMI, le piccole e micro imprese) dover fare i conti con l’obbligo, termine spesso sgradevole, di formare e formarsi per la sicurezza sul lavoro non è sempre agevole. Troppo spesso questo viene visto come una perdita di tempo o un costo inutile o rimandabile.

Tralasciando tutte le disquisizioni filosofiche sull’importanza della formazione e su quella della c.d. “cultura” della sicurezza non si può non affermare che la questione è di assoluta attualità ed importanza. Innanzitutto c’è da ampliare l’orizzonte su cui collocare questa tematica: non più solo limitata all’azienda ed al lavoro ma ad ogni situazione che la nostra quotidianità ci può mettere di fronte (guidare, sciare, andare in bicicletta, passeggiare, fare footing, ecc.). Si perché “formarsi alla sicurezza” vuol dire prima di tutto acquisire una sensibilità ed una propensione ad atteggiamenti virtuosi volti alla prevenzione o alla capacità di protezione rispetto a dei pericoli che si possono manifestare in ogni momento della nostra vita.

Quanti saprebbero soccorrere uno sciatore caduto accidentalmente intervenendo con la giusta tempestività, con i segnali corretti  per avvisare dell’accaduto (ad esempio gli scii incrociati), con la giusta prontezza di spirito per fare immediatamente la chiamata ai soccorsi ma anche con la dovuta umanità per dare calore e conforto ad una persona che in quel momento ha subito un infortunio?

Trasportate queste domande nell’ambito aziendale e provate a darvi una risposta. E non basta dire “tanto io non sono fatto per queste cose dunque ci penserà qualcun’altro” perché le situazioni possono manifestarsi nelle modalità più variagate ed imprevedibili.

E’ evidente, dunque, che in primis l’esigenza dovrebbe essere quella di formarsi alla sicurezza per poter affrontare le diverse situazioni della vita, lavorativa e personale, al meglio. Ovviamente in tutto questo si inserisce l’obbligo normativo dettato, in particolar modo ma non solo, dagli artt. 36 e 37 D. Lgs. n. 81/2008 che impone ai datori di lavoro di formare i propri collaboratori ai rischi e pericoli tipici della mansione svolta.

Come distriscarsi, dunque, nella miriade di offerte formative presenti, talvolta anche in maniera non molto qualificata, nel mercato odierno? Al di la delle attività basiche (antincendio, primo soccorso, formazione lavoratori, ecc.) sarebbe opportuno inserire nella propria programmazione attività formative aggiuntive che vadano a lavorare su aspetti trasversali della gestione della sicurezza. Si è mai pensato di lavorare sulle soft skills dei lavoratori coinvolti nei processi di prevenzione? La capacità comunicativa (si pensi al ruolo dei preposti per la sicurezza, ai partecipanti della squadra di emergenza ma anche alla generalità dei lavoratori) o di gestione di un team di lavoro che deve sinergicamente gestire una situazione di pericolo (emergenza incendio, alluvione, sanitaria, ecc.)?

E’ oramai imprescindibile approcciare a questa materia da angolazioni nuove tanto più che, statistiche oramai consolidate a livello nazionale ed europeo, ci dicono che quello che incide sempre di più nell’accadimento di infortuni non sono fattori tecnici (o comunque non più solo) ma fattori umani legati al comportamento delle persone, alla loro capacità di comprendere le diverse sfaccettature delle situazioni in cui si possono trovare, alla prevenzione di un fattore grave, alla loro sensibilità rispetto ai rischi.

Nel fare le scelte relative ai corsi migliori si possono valutare soluzioni differenti dalla formazione canonica (frontale, docente che parla e discenti che ascoltano) favorendo anche la propensione al gaming o strumenti di storytelling applicati alla sicurezza oppure forme “esperienziali” (su cui torneremo a parlare nelle prossime settimane) che possano lasciare un segno indelebile nei discenti. Perché, inoltre, non valutare soluzioni blended di formazione sulla sicurezza che uniscano supporti informatici come pillole formative e-learning all’aula tradizionale?

Si perché una delle questioni centrali nella scelta dell’attività formativa è proprio l’efficacia. Quante volte si ha al percezione che quanto spiegato nei corsi non si sia “sedimentato” nelle persone e dunque l’intervento formativo sia stato pressoché inutile?

Una formazione che non “arriva” a chi la riceve è una formazione inefficace e nel caso della sicurezza sul lavoro questo può avere conseguenze anche molto importanti per le persone e per le aziende.

Come si è visto in questo breve approfondimento anche sulla sicurezza si può, e dovrebbe, lavorare in maniera molto ampia dal punto di vista della formazione che rimane, e sarà sempre, il miglior strumento per diffondere una cultura della prevenzione che possa poi manifestarsi non soltanto sul luogo di lavoro ma anche nella vita.

 

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