Formazione Esperienziale: anche sulla Sicurezza?

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Lo strumento più potente ed efficace nelle mani del datore di lavoro, e con lui i suoi manager, per una corretta applicazione della norma sulla sicurezza è la formazione. Con essa, infatti, si possono condividere obiettivi, strategie, visione e si possono sensibilizzare management e lavoratori a seguire pedissequamente questa linea tracciata.

Con la formazione si parla direttamente ai lavoratori, alle persone e si possono toccare le corde giuste per poter scuotere gli animi.

Per avere un sistema efficace di gestione della sicurezza è fondamentale curare la cultura delle persone; non una cultura intellettuale fine a se stessa ma la cultura della legalità, della salute, della tutela delle persone e delle cose che sia applicata e “sentita” da tutti i lavoratori (dalla figura apicale fino all’ultimo dei collaboratori).

Con la formazione si può, inoltre, instillare il cambiamento delle persone rispetto a comportamenti, prassi, metodi lavorativi giudicati corretti e che tali non sono.

Cosa più della massima sensibilizzazione dei lavoratori tutti alla questione può determinare l’assetto vincente del sistema di sicurezza aziendale?

Il sistema formativo italiano attuale, però, presenta non poche falle. Con riferimento specifico alla sicurezza la criticità che possiamo riscontrare è che si è passati da un sistema ove gran parte delle attività che richiedevano formazione (uso di attrezzature, formazione dirigenti e preposti, ecc.) non era adeguatamente normata e lasciata alla libera iniziativa ad uno dove, soprattutto dopo i recenti Accordi Conferenza Stato-Regioni 2011 e 2012, estremamente ingessato e imbrigliato all’interno di una serie di regole e cavilli che rendono la formazione statica, standardizzata (per lo più) e in molti casi non del tutto efficace. Su quest’ultimo punto dobbiamo poi annotare il fatto che dipende sia dai docenti (per i quali si sono elaborati degli standard di certificazione che non risolvono la questione della capacità di “insegnare”) che da come i lavoratori percepiscono quanto gli viene trasmesso anche rispetto alla situazione reale che poi vivono in azienda.

E’ anche questo un punto importante: la non coerenza e linearità tra quello che, in azienda, spesso viene trasmesso ai lavoratori mediante la formazione e quelle che sono poi le reali condizioni di lavoro e sicurezza day by day.

In questo senso la formazione esperienziale, già utilizzata in molti ambiti della gestione delle risorse umane, può secondo me essere importante ed utile anche nell’ambito della sicurezza. E’ del tutto evidente che parliamo di un contesto al di fuori della regolamentazione minima di legge e che, necessariamente, richiede uno sforzo aggiuntivo. Se vogliamo, in un certo senso, la formazione sulle attrezzature richiama un concetto di esperienza perché obbliga il partecipante a “provare” il mezzo e fare una, seppur breve, esperienza su di esso.

E’ del tutto evidente che le esperienze di cui stiamo parlando sono di altra natura.

Come dice il nome stesso, questo tipo di formazione si basa sul concetto di far vivere la situazione, o qualcosa di simile, al partecipante consentendogli ed obbligandolo, in alcuni casi, a superare i suoi limiti, uscire dalla zona comfort e “buttarsi”. Questo fa si che il contenuto della formazione rimanga impresso alla persona e sia effettivamente un bagaglio culturale che potrà poi spendere ed applicare all’interno dell’azienda. E’ questo la principale differenza con la formazione canonica dove si percepisce un distacco tra chi parla e chi ascolta.

Che tipo di formazione esperienziale abbiamo a disposizione? La più comune è quella outdoor: uscire dunque dalla zona comfort non solamente emotiva ma anche fisica, trasportare noi stessi in un contesto diverso che rompe le barriere, distrugge le nostre protezioni dietro le quali ci rifugiamo e ci obbliga a scoprirci.

La formazione ludica, una tipologia che si sta sviluppando sempre di più negli ultimi anni a partire dal metodo Lego Serious Play ma anche altre tipologie che ti portano, giocando e facendoti in parte divertire, a dover mettere a frutto le tue conoscenze e le tue capacità spesso dovendole condividere con le altre persone presenti al corso. Si stimola, in questo contesto, l’emisfero sinistro del nostro cervello, quello più creativo.

La formazione “spirituale”, quella cioè che ti mette alla prova dal punto di vista emotivo e spirituale consentendoti di riappropriarti della tua persona. E’ una tipologia di formazione che si ispira alle discipline orientali (Giappone, Cina e India soprattutto) e che rappresenta uno strumento molto forte per rafforzare il team di lavoro.

Queste tipologie formative possono adattarsi agli obiettivi da raggiungere nel sistema prevenzionistico. Al di la di quanto previsto dalla norma, come detto sopra troppo spesso standard anche, se non sopratutto, nella previsione dei contenuti quello che risulta davvero importante e utile per avere un sistema efficacia è la sensibilizzazione e l’acquisizione, da parte dei collaboratori, dei principi di questa norma.

Tale obiettivo lo si può raggiungere solamente attraverso una formazione che li coinvolga emotivamente e interamente.

Pensiamo, ad esempio, ai preposti aziendali: questo ruolo è spesso inviso alle persone che devono poi svolgerlo loro malgrado. Per una corretta applicazione delle attribuzioni del preposto è necessario avere capacità di comunicazione, di leadership e gestionale del team di lavoro altrimenti non riuscirebbe a farsi seguire ed ascoltare dalle persone sotto di lui. In questo senso la formazione esperienziale, più che classica frontale, può raggiungere lo scopo di rendere pronta una persona a svolgere un ruolo che, al di la delle nozioni previste dalla norma, richiede delle skills trasversali molto importanti e spiccate.

Quanto sopra può valere per altre figure di gestione del sistema prevenzionistico aziendale: dal datore di lavoro al dirigente per la sicurezza.

Una novità che rappresenterà secondo noi il futuro è quello della realtà aumentata: pensate ad un corso, ad esempio sul primo soccorso o antincendio, ove si possa simulare una situazione reale di emergenza e di intervento. Quello che rimarrebbe ai lavoratori sarebbe di gran lunga superiore a quanto si riesce a trasmettere, pur nelle migliori situazioni con i migliori docenti, oggi.

 

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